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Laura Timpano per Kolibris
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La poesia è nascosta nelle parole,
è tutto quello che so.
Il mio destino è non capire
quasi nulla.
Sul niente possiedo profondità.
Non coltivo connessioni con il reale.
Per me forte non è chi scopre l'oro.
Forte per me è chi scopre cose insignificanti:
del mondo e nostre.
Per questa piccola frase
mi hanno eletto imbecille.
Mi sono emozionato e ho pianto.

Ho un debole per gli elogi.

Manoel do Barros

 

 

Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede!

L. Pirandello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La nebbia che col buio cade
lieve a rafforzare il gelo
dice di quanto sia incolore
l’ultima stazione e disattesa
la proiezione del dolore
dalla prospettiva del reale
quando avviene, bianco smalto
sulla tavolozza del silenzio
se intingi il pennello nell’acqua
scura del cielo in ginocchio
sul gradino in fondo alla scala
senza più carne per cercare
se Dio qui potesse sentire
gli chiederei soltanto di noi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La corolla del ricordo

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Il mondo è nato: e tu, vento, mantienilo

S. Weil

 

 

 

 

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scopri un giorno come gli altri

che il segreto era l'assenza


di segreto e d'aver amato il vuoto

 

Bologna, 23/10/2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

a due anni da te

come brucia l'asfalto e non
scioglie ma sfuma le striscie
del sottopasso verso i binari,
resta pure a pensare se credi
che il cuore melassa poetessa
abbia stuprato nuovi pudori,
solo ha invischiato altri insetti
tanto poveri d'ali e passioni
miseri tuoi replicanti lontani
a sbiancare la salma sul muro
che più della morte da sempre
agonizzante ho temuto la vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tieni il sogno e cancella i contorni
dell'incertezza
perché l'essere abusa dell'invisibile
e trova carne in una solitudine amara.
C'è qualcosa di tragico
nel cercare la vita in altri cuori, un battesimo
vicino ad un rito di morte. E se giungiamo alla fiducia
o alla virtù, se riusciamo a vedere il segreto
di un'altra persona, partecipi di un mondo
rarefatto, non eterno, soffriamo.
Di questa luce.
Di questa ricerca.
Non volgiamo lo sguardo
alla separazione.
Per il suo slancio mortifero
verso l'istante.

Gianluca Chierici

 

 

 

 

 

Il non capire non è una prerogativa degli scemi, non è il privilegio dell’idiota, è l’abbandono, essere nell’abbandono che significa smarrirsi, non essere più in casa, maledette le case, le famiglie, le mogli, i padri, i figli, lo Stato, l’anima. Facciamola finita con questa fine. Siamo sempre nel senso di colpa. Siamo sempre nella parola. Questa non è prosa. Non è neppure, grazie a Dio, quella merda detta poesia. Bisogna fare di sé stessi dei capolavori. Io ho trovato in me da molti millenni il deserto e quindi sono un deserto che parla ad un altro deserto e non più al deserto dell’altro.

Carmelo Bene

 

 

Il barlume di luce che è in ognuno di noi e che risale a molto prima della nostra nascita, a molto prima di tutte le nascite, quello si deve salvaguardare se vogliamo riprendere contatto con quella luminosità remota dalla quale non sapremo mai perché fummo separati.

E. M. Cioran

 

 

 

 

 

 

 

 

 


© Graph - X
c'è una stella nel taglio
orizzontale che unisce
l'ombra alla sua ombra

e la porta è un uovo
di luna, luce bianca
che canta
il libro delle ali

Gianluca Chierici

 

 

 

 


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"Dove? Come? Non è follia vivere ancora? - Ahimè, amici, è la sera che domanda così, attraverso me. Perdonatemi la mia tristezza. Si è fatta sera: perdonatemi che si sia fatta sera."

F. W. Nietzsche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



da confinando l'inverno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vento porta disperato il canto
di un bimbo che si culla nella pelle
contro il bianco duro della soglia.
Appena lo distraggono le ombre
di cose che hanno assunto lentamente
nuove forme strane per tenere
assente compagnia nel male.
Sfinita fantasia che fonde il buio
rimodella senso al vano della terra
mentre a voce bassa nenia dove
sei
assottigliando il canto attorno
a un crescendo muto in gola al taglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Credo
nel sacro d'ogni incontro
nell'irripetibile stagione di un momento
di Eterno presente che redime il tempo
e si possa entrare infine un cuore aperto
custodire il grido teso di ogni sguardo
tenere parole come canto che nel vento
soffia intensamente ponti tra le storie
sul mare di un silenzio enorme che non cede
quando più non frangono le onde dell'attesa
nel piegarsi a un fondo invano di memorie.

 

da La corolla del ricordo, Kolibris, Bologna 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono questa casa diroccata
di finestre cieche e fumo
contro il cielo, spaccata
dall'aver troppo difeso.
Non chiamare torna solo
se per ricostruire.
Tutto trema vedi nell'entrare
scoppia le crepe del silenzio,
scardina le porte verso il buio.
Non si ridispongono le pietre
perché non ha più eredi il sogno
non ha dimenticato nulla da rubare.
Solo le pareti fuori sanno stare
bianche incontro al vento.

da La corolla del ricordo, Kolibris, Bologna 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sette colpi di pistola contro
una boutique del centro

di Bologna sette gli anni
dal nostro primo incontro
e che non ricrescono le ali

sette i peccati capitali

da La corolla del ricordo, Kolibris, Bologna 2009

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo aperto i boccaporti del buio
a farci caldo solo di pensiero,
entra freddo nelle parole
nudate del senso fino al silenzio.
La mano me la strappi di mano
mi chiudi in un angolo e torni
a forzare il fiume dentro un bicchiere.
Faccio pressione sulle pareti
di vetro scompongo frantumi:
acqua si divincola, e cocci.

da i grani del buio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Adesso le cose non ti dicono più
si può anche tornare a sentire
il canto vorace del fiume
quando piega la schiena la sera.
A impazzire basta il dolore
e le foglie non hanno perdono,
solo sono grate alla mano
che decisa recise lo stelo
riaprendo l'ansia del volo.

da confinando l'inverno

 

 

 

 

 

 

 

 

18:30

Stanca forse anche tu
d'essere forte, accogliente,
mollemente ti lasceresti
scivolare tra le spire del vento,
strozzando stretti i cori e le risa
eco d'un te da anni già infranto.

Anche tu nelle strade sei sola
mostruosamente e ti colma
appena d'una memoria
sbiadita di desiderio le mani
che ansiose frugano in cerca,
Bologna,
gli sguardi piantati
a sangue su ciò che sei stata
e ti manchi in questo sfregio

aperto dal chiasso dell'allegria
simulata dal tempo inchiodato a un ricordo
nell'ora in cui ciondola il mondo
e idiota sorride brindando smagliante.


da La corolla del ricordo, Kolibris, Bologna 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ù

 

 

 

 

 

 

 

 

da i grani del buio

 

 

 

 

 

da confinando l'inverno

 

 

 

da i grani del buio

 

 

da i grani del buio

 

 

 

 

 


Quando non si può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l'andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all'orizzonte delle acque tornate calme.

Henri Laborit, Elogio della fuga

 

 

Per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, desiderosi d'ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali che esplodono tra le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno oh!

Jack Kerouac

 

L'Inferno è già qui. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare di saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio

Italo Calvino

 

 

 

 

da confinando l'inverno

 

 

 

 

 

 

 

 



da confinando l'inverno

 

 

 

 

 

 

 

continua