a volte


a volte mi sono sentito come voi
che eravate i più forti
a volte no
a volte la paura


 

 

 

battuta


---Dentro a sogni di pietra
indosso la pelle nuda della montagna
e cammino
in attesa che quel brivido scuro
sia profumo di abisso

 

 

 

 

fuggente


---Pensiero selvaggio
che nasce con gli occhi già lontani
e corre
corre senza mai voltarsi
e senza affanni
---Pensiero che ride della città alle spalle
e smuove i cieli accovacciati nelle forre
e al ritmo delle balze danza
e s'inventa
s'incanta
---Pensiero scosceso
che striscia sulle cenge dissennate
e al fondo delle falde fruga
fruga con lo zaino sulle spalle
e senza peso
---Pensiero aggrappato alla vertigine dei picchi
che negli ardui profili si specchia
e sui loro adagi d'ombra si china
e si cerca
si ritrova
---Pensiero selvaggio
nato con gli occhi già lontani
e mai sazio
che nelle voci di fessura s'insaliva
si confonde


 

 

 

 

olistico cammino


---Sfarfalla scombinato
finché pago di rugiade aziona le sue zampe a molla
e a balzi si stacca dal fondo delle valli
scivola sui sogni
e sui licheni
firmando i sentieri ombrosi con la sua scia di schiume
e sulle irte ripe miriapode s'inerpica
poi sfoggia pale di samara
e in acume elicoidale vola
cambia versante
planando lieto su pulvini di sileni
e risponde ronzando agli inchini delle aquilegie
alle fanfare delle genziane
finché preso dalla sete si tuffa nei ruscelli
e tra i sassi guizza
ancheggia
affiora
e alle ramaglie di sponda lungo si attorciglia
poi vi appende l'abito di squame
e nudo s'incammina
affila le falangi
le infila nelle crepe
nelle crune
si tira su grondando
fino alle lame arroventate delle alture
e ai cieli contusi
al culmine dei pieni
e quando parrebbe al limite del viaggio
fiutando gli aliti di quota svolge il traspirante
e in solfeggi di patagio s'inabissa

 

 

 

 

oceano apuano


---Di quelle terre intemperanti voi sapevate tutto
geografi provati
e instancabili cercatori
ne ascoltavate le voci abissali
l'intimo capovolgersi delle correnti
e ne facevate oceano navigabile
---Per me ogni approdo era mistero
strabuzzavo gli occhi davanti al loro bianco emergere
e al sentirne soltanto i nomi
l'immaginazione s'incamminava
vi si accodava senza scienza
emozionata
adagiando parole ai suoni
posandole al fondo degli intermezzi
---Quei nomi
già così pieni di poesia...

 

---Verde la conca domata di Campo Catino
bianco il grido delle cave di Campaccio
destino di gigante
guarda costernato alle sue falde il Roccandagia

 

---Da ovunque la traguardo
e da lontano
ne riconosco la piramide di altura
s'incunea al cielo come un monito pagano
la Tambura

---Austero quanto il suo profilo
incombe
e dilaga
innervato ai solchi delle grandi placche
fino all'aggrappo d'ombra delle faggete
e oltre
nell'aspro cavo della Turrite Secca
e senza quiete
lo spirito del Sumbra

 

---Lascio che gli occhi si involino
e ricalchino
la ruvida Cresta del Garnerone
e negli attriti dell'ultima contesa
siano cielo carezzabile
nel palmo del Grondilice


 

 

 

---Foce di Cardeto
sipario di nuda pietra
sull'erba una semina di massi
li ascendo
ne tasto il serpicare degli strati
d'inaudita bellezza i loro mondi
---E mentre viaggio in quelle narrazioni
inerti mi spiano
e a loro volta mi tastano
le asprezze madri del Contrario
e i consanguinei strali del Cavallo
del Pizzo Altare


 

 

 

Corrono i pensieri
e i sogni
quando nel suo folto mi accampo
e di sensi affondo
in Orto di Donna

 

 

 

---Impera il Pisanino
sull'increspato golfo apuano
e come risentito
alza le spalle alla Mirandola
ed ai sussurri uditi in Serenaia
---Non si da pace
stizzoso congeda l'oltremare mattutino
e chiama a sé una corte di nubi scure
quel diminutivo non gli garba
e quando la minaccia non lo appaga
dal nulla inscena un finimondo
spettava a lui un nome da sovrano
---Pizzo delle Saette
perché a quel millesette?!
---Alto di Sella
Altissimo
sarebbe stato il massimo!
---Perfino Sagro
o Sumbra
di nome gli fanno ombra!
---E allora tempesta sia!


 

 

 

 

---Ti guardo
calpesto i tuoi sentieri
e ad ogni passo deliro
immaginando l'anima che annidi
quel vasto vuoto
la tua voce
Corchia


 

 

 

 

Val Secchia tradita


---Si aggrapperanno alle vostre labbra
e vi scandaglieranno gli occhi
cercando invano il respiro profondo di questa valle
e i lembi laceri della sua pelle più antica
---Cosa potrete raccontargli
voi che eravate sguardo accelerato
e sordo
e avido
voi che non ne avete ascoltato il canto
né l'ultimo addolorato grido?
---Che parole avrete per quel mistero voluto lastricato
e per le voci di sorgiva
i mille cuori oltraggiati
le danze filiformi strappate alla terra dei vostri padri
e ai figli dei figli
e alle agonie dei futuri accantonati?
---Increduli vi guarderanno in faccia
e scuoteranno le teste
accarezzando nelle fessure delle massicciate
le gemme sterili e mute
di un cantiere


 

 

 

l'ho cercato

---Dove si è rifugiato il silenzio?

l'ho cercato

---Città morenti
in metastasi di strepiti
civetteranno anche sulle fronde
le nenie insolenti dei cellulari
le deiezioni dei televisori

---Il silenzio
il suo canto inebriante

---Dimore martoriate
come le nevi e i mari
anche le notti ne sono rimaste sguarnite
e accecate
nell'indiscreto dei firmamenti artificiali

il silenzio
io l'ho cercato
e l'ho abbracciato
nei covi ancora sovrani degli ipogei

 

 

 

 

frontiere


---Fronda speranzosa
immersa nel gaio richiamo dell'illimite
mi accodo all'esattezza delle vostre intuizioni
e alle fiamme fiere che animano le volte
ma poi vi lascio scorrere
e infessurarvi
per ascoltare da lontano il vuoto che vi inghiotte
i fruscii attenuati delle tute
le voci capillari
---E' qui che cerco le mie frontiere
nel silenzio che riprende la parola
e inventa cantilene d'acqua
e ritmi
e notti perenni da decifrare
attese
e incanti...
---Poetiche


 

 

 

azzardo


---Velo sottile
incorporeo
che come trasparente alito
ti scivola addosso
e stuzzica le tue dune procaci
---Candido prodigio
scolpito
e assopito
che un abito d'acqua accarezza
e non cela
---Incantato mi siedo al tuo fianco
rivolto il guanto di ruvida mescola
e soffocata la fiamma affilo le dita
le immergo nel buio
adagio
intenzionato a toccarti
estasiato
a toccarti

---e toccandoti

--raggelo!

mentre il sogno zampilla
e si scheggia


 

 

 

alle spalle


---Quel mondo d'erba
di impronte lasciate sui sentieri
e cancellate
quel regno ruvido da indossare
puro e scosceso come un cono d'ombra
quell'intestino d'acque petulanti
e brividi
e sogni munti all'invisibile
al pieno
al vuoto
all'istante e alla sua attesa
quell'universo impietrito
alle spalle


 

 

 

miniera


---Verdi come occhi mai visti
le tue croste arabescate di muffa e malachite
dense e brucianti le acide condense
passo a passo misurano la mia sorpresa
mentre affondo l'indice negli annosi travi
---Macilenze con memorie d'albero
ed epici trascorsi di sostegno
innervati a fibre ritorte di rotaie
ora segni rugginosi d'abbandono
e di sudori spartiti tra uomo e sottosuolo
---Labirinto gastrico
venefica fucina
disseminata di afe corrosive
e sempre pronta a sublimare intrusi
assimilando sguardi al suo
---Lacrimano gli occhi in risalita
e non è chiaro se di cloridrica visione
sia il cobalto dei i rivoli in uscita
l'ocra delle melme
o il verzicante brusio delle boscaglie

 

 

 

 

miracolo sardo


---Il brigantino in rada
e noi tra roccia e sclerofille
come lacerte di falesia
ma in cerca d'ombre

---Qualcuno da lontano ci sorveglia
poi scompare
lentisco e stracciabraghe
anche la meta arretra

---Dov'è finito il varco?
s'inchioda arrovellato Sartorelli
nel cisto invischio fedi
il mirto tace

---Finché la grotta appare
e a morsi sfrangia gli abiti corsari
ci torchia
ci dissala

---Oscurità salvifica
che senza reticenze si rischiara
Cosa ne sa del mondo
chi non è qui e non vede?

---Le bocche si spalancano
davanti a quell'incanto minerale
e tracimanti lucciolano
gli occhi

Selva di ciglia eccentriche
sottili aragoniti
orlano femminei sguardi
cristallizzando brividi

-------------------------a piccoli sorsi
-------------------------ritardando il ritorno

---L'Ernesto in rada
abbronzature flagellate
e cuori colmi
sotto una luna di racconti


 

 

 

pipistrelli


---Sonnecchiano i pipistrelli
sonnecchiano intabarrati nei patagi
e come distratti al sonno da termiche ascendenti
sognano sfilate di colori
e luci ballerine
odorose
arcane
sognano indecifrabili fruscii
più sotto
tra i pensieri e il guano


 

 

 

non ci sei


---Non ci sei nelle fessure che mi fanno a brandelli
non ci sei nelle strettoie del tempo
né sotto i giardini dimenticati dalle infestanti
non ci sei
non ci sei dove le rose disdegnano di attecchire

---La montagna del vago mastica queste ossa
e non si cura delle mie spoglie

 

 

 

 

 

fogna blues


Meriggio cittadino
la gente imbellettata è tutta in vasca
e noi dentro un tombino
le tute colorate e niente in tasca

solerte l'operaio comunale
transenna del selciato un metro quadro
e scoperchiato il buco in mezzo al viale
di colpo se la svigna come un ladro

--------che miasma che fetore
--------perfino sotto il cesso del pretore
--------gli urliamo dal sifone: ma vai a lavorare
--------invece di imboscarti per cagare!

Katulla che si muove boccheggiante
d'un tratto - clamoroso - sbaglia un passo
ohi ohi - grida all'istante
e affonda nella merda come un sasso

ripescato nel liquame lo stivale
proviamo a portar fuori qualche scatto
ma dietro c'è l'Enrica che sta male
s'è vista tra le cosce un grosso ratto

--------che odore che lordura
--------financo sotto la questura
--------da voi davvero chi se lo aspettava
--------oltretutto proprio mentre si passava

E dopo cento metri in gran apnea
il Busto tira fiato in un cantone
ma mentre maledice la purea
gli arriva dritto in testa uno sciacquone

Il Driss invece gode come un riccio
si sa che ovunque il tempo non lo lesina
e dopo quattro conti sul brogliaccio
già pensa agli stronzetti in marmoresina

--------che fetida schifezza cardinale
--------ci cola addosso dalla cattedrale
--------sarà che pure gli angeli più puri
--------non hanno inoperosi gli sfinteri

ci sono concrezioni assai sospette
perfino sotto banche e bottegai
altro che palanche e cotolette
e coi sederi che non si smette mai

Sbuchiamo in piena Parma come sorci
la gente si allontana disgustata
ma c'è chi incuriosito sta a guardarci
mai visti tanti zombie in passeggiata

Meriggio cittadino
la gente imbellettata è tutta in vasca
e noi appena usciti da un tombino
abbiamo merda loro in ogni tasca


 

da Ipoesie, Quaderni della Società Speleologica Italiana, 2006